1, 2, Street! Art de la rue du monde

Un murales d’auteur à Pise ou une oeuvre de street art à Londres? Une danseuse orientale à Cana ou un artiste bizarre qui anime Piazzale Michelangelo avec des bulles de savon? Quelle performance choisir pour raconter l’art de la rue?
N’importe où, n’importe qui, la street art n’a pas besoin de règles pour se faire raconter… à l’exception de la seule règle de suivre l’inspiration.

 

Stradelli 2017, un racconto

La musique, l’art de la rue et la nature sauvage d’un suggestionnant scénario en neuf kilomètres à travers le Mont Sassoforte. Des artistes de la rue animent le bois, la couleur des toiles se mélange avec le vert des arbres. Voici le raconte de Stradelli2017: l’événement le plus attendu de l’année.

Huit heures du matin, l’air fraiche à la fenêtre et le soleil qui réchauffe l’atmosphère d’une dimanche. Chaussures aux pieds, un sac à dos, un appareil photo dans la main et une bouteille d’eau. Il est tout prêt pour Stradelli, la promenade-spectacle à travers les bois de la Toscane. Quels mots pour la raconter, sinon musique, art et gout? Le départ est à 9h30, ponctuel, à Piazza D’armi à Sassofortino. Des centaines de personnes enregistrent la présence et retirent un sac avec le déjeuner: des sandwiches et une bouteille de vin. Dans un coin, les femmes servent des gâteaux, jus de fruits et du café chaud. Quelqu’un fume une sigarette, quelqu’un autre converse, en attente du départ.

L’ambiance? La foret. Ou mieux, le Mont Sassoforte, à travers un parcours qui pénètre dans les châtaigniers, les ruines du château, l et de stupéfiants panoramas. Neuf kilomètres à pied long les sentiers qui relient Sassofortino à Roccatederighi, les deux villages dans le collines toscanes. Plusieurs performances artistiques animent le bois, au cours de la promenade: de la comique de Peter Weyel, à la voix de Lorenza Baudo accompagnée par le basse Raffaele Toninelli, de la harpe de Marta Celli avec Santur Ozgur Yalcin aux performances de “Aromaria”. Et, encore, les tambours d’eau de Guglielmo Eboli ou le mimo de Renato Pisani, pour finir la promenade en découvrant les installations de Land Art, cachées entre les beautés naturelles.

 

 

Un tour des iles du Lac Majeur

L’un de plus beaux bijoux italiens, le Lac Majeur, qui partage ses eaux avec la Suisse. Situé à cheval sur le Piémont, la Lombardie et le canton du Tessin, le lac s’étire sur 65 km de long. Au-dessus de ses eaux, des bâtiments décorés en style Belle Époque donnent un charme romantique aux villages long le lac, dont la particularité est la présence d’un archipel d’Iles au centre de sa surface.  Voici un tour à la découverte des Iles Borromées du Lac Majeur.

De Beaubourg à Rocca di Frassinello

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Photo réalisées par Mirko Falchi

Rocca di Frassinello célèbre l’architecte Renzo Piano pour les 10 ans de son chais et pour le 40 ans de l’édification du Centre Pompidou Beaubourg. Une exposition photographique de Italo Rota raconte les deux projets architecturaux de Piano.

L’anniversaire. Dix ans pour Rocca di Frassinello et 40 ans pour le Centre Pompidou: une jonction entre deux bijoux d’architecture, les deux conçus par Renzo Piano, qui a été célébré avec un événement spécial dans le chais toscan. L’expression de trente ans d’activité de l’un des concepteurs les plus importants au monde a été raconté par Italo Rota, designer à la renommée internationale, avec une exposition photographique.

L’expo. Vingt-quatre toiles, installées dans les espaces du chais, interprètent les deux projets de Renzo Piano : dans une aile, les images en noir et blanc représentant Rocca di Frassinello, le seul chais conçu par l’architecte, une icône de la Maremma. De l’autre, les images en couleurs du Centre Pompidou Beaubourg, projet révolutionnaire conçu dans les années ’70 avec Richard Rogers.

L’événement. Au cours de la cérémonie, Renzo Piano, dans une vidéo-interview, a raconté l’idée de la création du Centre Pompidou Beaubourg et du projet de Rocca di Frassinello: un chais sculpté dans la roche, dans un domaine de 500 hectares. La salle des barriques au centre du bâtiment, protégée de l’humidité des roches, a l’aspect d’un amphithéâtre, où les barriques ressemblent à des spectateurs silencieux.

Une bouteille pour l’occasion.  Rocca di Frassinello a, enfin, créé pour l’occasion une sélection spéciale pour l’édition Collector Rocca Beaubourg: trois bouteilles en taille Magnum, Jéroboam et Mathusalem, où sur l’étiquette figure les deux dessins de Beaubourg et Rocca di Frassinello signés par Renzo Piano. L’exposition d’Italo Rota est toujours ouverte au public et le restera dans le chais jusqu’en décembre 2017.

Da Rocca di Frassinello al Centro Pompidou: 30 anni di storia

Compie 10 anni, la cantina di Rocca di Frassinello, che celebra il suo architetto, Renzo Piano, in concomitanza con i 40 anni della costruzione del centro Pompidou Beaubourg a Parigi. Per l’occasione, è allestita negli spazi di Rocca di Frassinello un’esposizione fotografica di Italo Rota, che racconta in immagini i due grandiosi progetti.

Dieci anni per Rocca di Frassinello e 40 per il Centro Pompidou Beaubourg: una congiunzione tra due gioielli dell’architettura, entrambi concepiti da Renzo Piano, che è stata celebrata con un evento speciale nella spettacolare cantina toscana. E attraverso una narrazione in 24 fotografie, Italo Rota, designer di fama internazionale, ha raccontato i 30 anni di attività di uno degli architetti più celebri a livello internazionale.

Negli interni della cantine, le 24 opere interpretano i due progetti di Renzo Piano con il colore: in un’ala, troviamo solo le immagini in bianco e nero, che raffigurano Rocca di Frassinello, icona del passaggio di Renzo Piano in Maremma. Nell’altro settore, una carrellata di foto a colori, che raccontano il progetto rivoluzionario del centro Pompidou, voluto negli anni ’70 in collaborazione con Richard Rogers.

Ne corso della cerimonia di festeggiamento è stata proiettata una video intervista di Renzo Piano, dove racconta l’idea della creazione de Centro Pompidou, anche attraverso immagini dell’epoca che raffigurano la piazza Beaubourg ancora vuota. A seguire, la nascita di Rocca di Frassinello, uno spazio interamente scavato nella roccia, in un terreno di 500 ettari. La Barriccaia, al centro della struttura e protetta dall’umidità della roccia, ha l’aspetto di una anfiteatro, dove le botti hanno tutto l’aspetto di un pubblico silenzioso.

Per, l’occasione, è stata infine inaugurata una selezione speciale dell’edizione Collector Rocca Beaubourg: tre bottiglie in taglia Magnum, Jéroboam e Mathusalem, sulle cui etichette figurano i due disegni di Beaubourg e Rooca di Frassinello, firmati Renzo Piano. L’esposizione di Italo Rota è ancora aperta e lo sarà fino a dicembre 2017.

 

 

Photo: Mirko Falchi

Toutes les nuances de la Maremma Toscana

La terre, le vin et ses habitants: voici la Maremma toscane racontée en images et couleurs.

Mirko Falchi: al di là del bancone gli “Esemplari da bancone”

Un bar di paese, la quotidianità, quattro chiacchiere tra amici sorseggiando un caffè caldo o una birra ghiacciata. Scatti rubati, che raccontano le persone e gli ambienti in cui sono immerse, attraverso i loro gesti ed emozioni. Questa, in sintesi, la mostra fotografica ideata e realizzata da Mirko Falchi, “Esemplari da bancone”, in esposizione al bar Moderno, a Roccastrada, fino al 10 settembre.

Ma cosa accade al di là dell’obiettivo? Ecco il ritratto di autore, l’occhio indiscreto del fotografo, immortalato a suon di parole in un’intervista al bancone.

Perché fotografare le persone?
“In qualche modo, sono lo specchio dell’ambiente in cui si trovano. Si percepisce attraverso di loro e da loro il clima che si respira nell’aria. Il modo in cui si sentono, il loro stato d’animo. Negli “Esemplari da bancone” emerge proprio l’essenza della persona”.

Com’è nato il nome “Esemplari da bancone”?
“Questo titolo l’ho dato non da solo, ma con i soggetti stessi, gli esemplari da bancone per l’appunto. Abbiamo sintetizzato con questa espressione le vita del bar, che è fatta dalle persone che lo frequentano. essendo soggetti atipici, non sono personaggi, ma esemplari”.

Fotografi solamente persone?
“No, fotografo di tutto. Indipendentemente dal soggetto, secondo me, ogni foto deve raccontare qualcosa. E spesso una sola foto no basta”.

E la scelta del bianco e nero?
“Sintetizza quello che per me è più importante. Toglie tutti le distrazioni del colore. Io per primo scatto foto a colori, e i colori sono belli, ma poi le trasformo in bianco e nero, fino a raggiungere il livello giusto di contrasto tra chiaro e scuro. Con il colore non esprimo la stessa energia, si disperde nei colori. A volte i colori sono talmente belli, che pesa renderli in bianco e nero. Tutto sommato, però, il cervello umano tende ad associare i colori all’immagine, in ogni caso. Uso il bianco e nero per raccontare ed esprimere quello che ho già in mente”.

Com’è nata la passione per la fotografia?
“Mi è sempre piaciuto fare le foto. Poi, facendo l’università, la passione si è acquietata. Sono laureato in ingegneria, è stata una sfida, ma non lascia spazio all’interpretazione. Ho riscoperto l’entusiasmo per la fotografia andando in viaggio alla fine degli studi. Dopo aver lavorato 3 anni in uno studio di ingegneri, sono andato in Australia per un anno e lì mi è tornata la voglia di fare le foto. Il girovagare poi è continuato. Dopo sono stato in Canada a Vancouver per 9 mesi, l’esperienza più bella della mia vita. Poi sono tornato e mi sono dedicato all’attività del bar. Essendo indisciplinato per natura, ho trovato nell’attività del bar e nella fotografia un mio equilibrio”.

Quale insegnamento hai tratto dal viaggio?
“In viaggio ho capito che per me la vita stessa è un viaggio. Tornando a Roccastrada, con l’idea che dovevo essere sempre in viaggio lontano da casa mia, mi sono reso conto di sbagliare. La mia curiosità è soprattutto scoprire le persone, il loro ambiente e il tessuto sociale che le circonda. Tornando a casa ho capito che ci sono molte più chances di esplorare questo tessuto, stando qua, piuttosto che in viaggio. Il viaggio non è necessariamente quello fisico, ma anche vedere quello che c’è intorno a me. Quando si è lontani da casa si è di passaggio, vivere in un posto in pianta stabile consente di entrare in intimità con le persone che ti circondano, vai in profondità, crei rapporti solidi. I miei clienti sono anche amici e la mostra lo racconta”.

Che ruolo ha, infine, il punto di vista per te?
“A volte ho in mente cosa raccontare e il punto di vista varia in base a quello che voglio raccontare. Ho quasi sempre in mente cosa raccontare. Altre volte,  accade casualmente di fare il racconto, sperimento angolature e prospettiva per divertimento e viene fuori il racconto. Elementi principali sono la composizione e l’istante in cui scatti le foto. Questo è anche il motivo per cui scatto alcune foto con il cellulare: il momento è quello giusto e racconta più di mille tecniche insieme”.

Alcuni esemplari degli “Esemplari da bancone”, in esposizione fino al 10 settembre al Bar Moderno a Roccastrada. Foto realizzate da Mirko Falchi

 

Un armonica in mano e la melodia blues in testa: la storia di Mimmo Mollika

Una passione che risale all’adolescenza, il fascino della musica blues, lo studio dell’armonica: ed è così che inizia la carriera musicale di Mimmo Mollika, uno dei musicisti blues più noti nel panorama italiano. A pochi minuti dal suo ingresso in scena, l’artista si racconta così… 

Quando è nata la passione per la musica e , in particolare, per il blues?
“La passione è nata da ragazzo. Facevo il Dj, ero affascinato dalla musica blues, quella dei neri. Mi è piaciuto il suono dell’armonica, e ho iniziato a suonarla da autodidatta nel ’76. Andavo dietro alla musica dei dischi degli artisti e, all’epoca, non era facile trovare dischi blues. Con il tempo, la passione è cresciuta. Così, in quattro amici, abbiamo fondato il gruppo Blues Harbour”

Quanto, il tempo dedicato allo studio musicale?
“Mentre i miei amici andavano in discoteca, io la domenica restavo a casa a provare con l’armonica. Mi divertivo di più. Dopo poco, siamo entrati nel giro: negli anni ’80 non c’erano molti gruppi, partecipavamo a rassegne, facevamo tournée, ci chiamavano tosacani. Eravamo grintosi ed esuberanti, ora più saggi. Dopo tanti anni che lo suoni, scopri la bellezza del blues. Ci vuole feeling”

E, a proposito di feeling, quale ruolo ha avuto lo stato d’animo, nella musica?
“Lo stato d’animo si trasmette nel blues. Abbiamo girato l’Europa. Trasformo sempre lo stato d’animo in musica, quando sali sul palco, dimentichi ciò che hai imparato e suoni, improvvisi e lo stesso pezzo non è mai uguale. Il blues è bello per quello, è espressione del momento”.

Invece, nei momenti più bui, che ruolo ha la musica per lei?
“Il blues aiuta molto: se lo stato d’animo è triste, la musica scarica. Se sei felice, c’è il blues che lo comunica, come se sei innamorato. Con il blues s’interpreta l’emozione del momento. La gente mi dice che gli ho fatto venire i brividi, anche se non se ne intende di musica. Qualcosa arriva, a quanto pare, anche se non è sempre facile. Quando sali sul palco e soprattutto se suoni in gruppo, il risultato è una musica d’insieme: bisogna suonare, insieme”

 

Per saperne di più, visita la pagina facebook Mimmo Mollika:
https://www.facebook.com/mimmo.mollica.3?fref=ts

Foto sulla pagina facebook di Mimmo Mollika

Donatella Pellegrini: dietro le quinte di una grande voce

 

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“Credo che queste cose si sentano da dentro. E’ come un senso d’inquietudine che c’è dalla nascita, che si può trasmettere con i suoni e non solo a parole. Ho cercato di capire con gli anni il perché di queste emozioni e credo che sia proprio uno stato dell’essere. Nasci con questa attitudine”. (D.P)

 

 

 

 

“Credo che queste cose si sentano da dentro. E’ come un senso d’inquietudine che c’è dalla nascita, che si può trasmettere con i suoni e non solo a parole. Ho cercato di capire con gli anni il perché di queste emozioni e credo che sia proprio uno stato dell’essere. Nasci con questa attitudine”.

Si racconta così, Donatella Pellegrini, voce solista blues, oltre che insegnante in numerose scuole di canto italiane. A pochi minuti dallo spettacolo live “Grosseto Blues Night”, organizzato da Rockland e Fondazione il Sole, svela la sua anima intima, dietro le quinte del palco della Cava di Roselle. 

Una passione innata, la tua, ma com’è stato il percorso per raggiungere certi livelli?
“Non è stato un cammino facile, per me-racconta-. C’era molta paura, in casa mia, nei confronti del successo. Per questo, non avevo una direzione chiara, ma sentivo. Ho sempre cantato, da sola, ero una ragazzina. Ho fatto la guerra per poter andare a incontro al mio sogno e scrivevo canzoni che tenevo per me, vergognandomene.

Il motivo?
“Erano canzoni intime. Ero gelosa della mia intimità. Quando ti nascondi, hai paura che quello che dici non sia abbastanza importante per chi ti ascolta e, forse, paradossalmente, è in quei momenti che hai più bisogno di essere ascoltata. Il cammino è stato tortuoso, evidentemente in me c’era un motore acceso. Ci sono stati tanti condizionamenti esterni, familiari. Quando non cresci che sei sostenuto in quello che fai, vai avanti, ma sei allo sbaraglio. Questo mi ha portato in passato ad allontanarmi dallo scrivere pezzi miei, come facevo da piccola, cosa che poi ho ripreso da adulta, con questi ultimi album… meglio tardi che mai!”

Tra tutti i generi, perché hai scelto il blues?
“Quello che ho scoperto del blues è  che la sua nota mi appartiene da sempre, una chiave di volta che mi è sempre appartenuta. Negli anni, mi sono arricchita di tante cose, ho la fortuna di avere un’attitudine musicale forte, con un’anima blues. Mi piace molto l’aspetto intimo delle canzoni”.

Un titolo?
Misero, che ha come tema la spiritualità”.

E a proposito della tua sensibilità, come sei riuscita a renderla alleata?
“Per una persona sensibile  è difficile tirare fuori se stessa. Ho dei diari, scritti nei periodi in cui preparavo i miei album e scrivo poesie, come se avessi 15 anni. Questa è anche la bellezza della musica: Ci si arricchisce di tante cose ma si resta bambini. Non ho mai abbandonato la bambina che è in me”.

Che ruolo ha, per te, la musica emozionalmente?
“Mi deve far stare bene e far stare bene gli altri.  Nella situazione ideale, quando canto, stacco la mente e mi sento nel posto giusto di me, dove pochi (o molti, se c’è un pubblico che non si ferma all’estetica) possano mettere piede. La musica  è vita, siamo immersi nella vibrazione e che, come me, ha la possibilità di esprimersi attraverso la voce,  è fortunato”

Quindi non solo estetica.
“L’estetica da sola non basta. Il mio percorso di canto è stato soprattutto un viaggio interiore, un cammino tra me e il mondo esterno, tra il mondo esterno e me”.

Ci sono stati momenti bui?
“Li ho spesso subiti, per molto tempo, senza sapere come fare. Ho avuto difficoltà ad esprimermi, nel tempo. Ho lavorato su  me stessa ed è quel cammino che ha fatto uscire la vera me. Anche imparare ad esprimermi senza vergogna, nella mia lingua, è stato un traguardo importante: arrivare a dire quello che provavo, per me, è stato un grande lavoro di coraggio”.

E come hai fatto ad uscirne?
“Questo momento buio l’ho visualizzato come una enorme palla nera che mi stava sopra e dalla  quale non sapevo difendermi. A un certo punto, ho smesso di difendermi e ho cominciato a trasformarla in arte. Ho seguito tanti percorsi spirituali, sono ricercatrice di cose nascoste, esoteriche. Ho letto la Bibbia, fatto ricerche sull’energia, che la musica trasmette. Siamo fatti di energia, siamo tanti corpi, non sempre allineati con i pensieri. Tante volte, la musica aiuta a riallineare i nostri corpi, mettendo sulla stessa linea anima, e pensieri. Ci credo”.

 

Foto dal sito http://www.donapallegrini.com

Musica, racconti e arte, a #Stradelli2017

Se dico “Goya”? In Urdu, significa immedesimarsi in una storia quando qualcuno la racconta con enfasi. E, come per magia, musica, arti di strada e buon cibo raccontano “Stradelli2017” immersi nel verde della natura incontaminata del Sassoforte. Non una semplice escursione, ma una passeggiata per la quale “Non ci sono le parole”… 

Stradelli? Il conto alla rovescia è già iniziato per Stradelli2017, la passeggiata spettacolo attraverso il bosco che collega Sassofortino a Roccatederighi. Un percorso di 9 chilometri che si snoda lungo gli stradelli del Monte Sassoforte, tra i ruderi del castello, faggete e castagneti, dai quali fanno capolino panorami mozzafiato e inaspettati.

Il percorso. Durante il tragitto i partecipanti troveranno arte, musica, teatro e sapori locali con vini e cibo prodotti da aziende e ristoranti del territorio. E, ancora, sculture e installazioni di Land Art, nascoste tra le bellezze naturali.

Musica, arte e… Non mancheranno le performances di Peter Weyel, uno degli artisti di strada più apprezzato, la voce di Lorenza Baudo e il contrabbasso di Raffaele Toninelli dei “Musica da ripostiglio”, l’arpa di Marta Celli con il Santur di Ozgur Yalcin, la performance itinerante di “Aromaria”, i tamburi ad acqua di Guglielmo Eboli. Tutti spettacoli coinvolgenti, resi ancor più suggestivi nello scenario dei ruderi del castello Sassoforte.

Quando? Il ritrovo per la partenza è domenica 27 agosto alle 9.30, in piazza D’armi a Sassofortino, l’arrivo è previsto per le 17.30 a Roccatederighi.

Costo:
Da 0 a 10 anni, gratis
Sopra gli 11 anni, 20 euro

Per info: www.stradelli.it
Mail: stradelli2017@gmail.com   

 

Foto di Liber Pater su Stradelli.it

 

 

 

“Dal Vero al Verosimile”: colori&carta si trasformano in quadri, abiti e accessori

Erano colori, tele vuote, ritagli di vecchi giornali. Si sono incontrati, trovati e ritrovati, per dare vita a una forma diversa, più vera… o verosimile. Così, i dipinti di Massimo Sonnini incontrano la creatività di Maresa Tronchi Bonsanti nella mostra “Dal vero al verosimile”, aperta fino al 31 agosto, al Palazzo Centurioni di Castiglione della Pescaia

Un foglio di carta si può dipingere, ritagliare… o indossare. Così come un quadro può nascere dal foglio di carta e non solo da una tela. L’arte non conosce limiti, quando apre le porte dell’anima. E neanche i due artisti, Massimo Sonnini e Maresa Tronchi Bonsanti che, con linguaggi differenti raccontano storie di vita, sentimenti e desideri. Carta per cappelli, carta per dipinti, colori che spruzzano scie di emozioni, per trasformare un oggetto in verosimile.

I dipinti. L’infanzia, e il suo mondo fantasia, aeroplani ed esseri parlanti che si nascondono nei boschi. Il volo, il sogno, le difficoltà che si spezzano, di fronte alla forza di volontà. Quel bambino mai dimenticato, che è dentro ognuno di noi e guida il cuore, che non smette di sentire: questo, è il racconto impresso nelle tele di Massimo Sonnini, autore senese della collezione di dipinti esposti nel palazzo rinascimentale. Olio su tela, o su carta. Colori vivi, forme astratte con un pizzico di realtà, a rendere verosimile quella storia, quell’emozione, appesa a un filo legato a una cornice. Non è la mente a guidare, ma l’ispirazione, che vive tra le pieghe di un’artista che non ha mai abbandonato il suo bambino interiore, ma lo porta con sé, in ogni creazione.

Cappelli, abiti e monili. Ha grazia, fa rumore, ha uno spessore e… suona. La carta, quella che Maresa Tronchi Bonsanti trasforma come oro in gioielli, seta in abiti, tessuto in cappelli. Materiale prezioso, che ha una storia e “Suona”… Ed è proprio quando suona, la carta, che tutti quei ritagli sovrapposti diventano un monile, da portare al collo, al polso o come orecchino. Nessun gioiello è uguale all’altro, nessun cappello vagamente simile, nessun abito ha lo stesso taglio: la carta, comunemente usata per leggere o incartare, sfugge alle grinfie di chi la vuole stracciare e s’impreziosisce di un valore che nessuno ancora conosce. Forme originali, per accessori che non passano inosservati e rendono elegante il corpo di chi li indossa. Che sia una strega, una donna marina o la principessa che non vuole più essere principessa, questo nessuno lo sa, ma la carta, con l’inchiostro, ha già memorizzato la sua favola personale…

Carta&colori diventano dipinti, accessori, abiti e aspettano in silenzio e senza pretese gli amanti dell’arte, tra le mura del centro storico di Castiglione della Pescaia.

 

Fotogallery della collezione di abiti di Maresa Tronchi Bonsanti con accessori realizzati in carta. Le tele di Massimo Sonnino in primo piano e come sfondo.

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