“Light on the hill” , un inno alla musica – di Gabriele Catoni

S’intitola “Light on the hill” ed è il primo brano che Gabriele Catoni presenta nel suo progetto da solista. Scritta e arrangiata dallo stesso, la canzone è dedicata alla musica, che il cantautore ha incontrato e scelto di seguire come percorso unico in una certa fase della propria vita.

Quando scrivo canzoni– così si racconta Gabriele in un’intervista davanti a una tazza di caffè – in genere parlo di quello che mi accade nel quotidiano. In questo brano, però, parlo di quello che è successo prima del mio progetto solista. Prima di iniziare il mio percorso con la musica ero diverso e fragile. Da quando ho iniziato a suonare ho vissuto un grande cambiamento e penso che sia stata la musica a sciogliermi, non solo sul palco ma anche nella quotidianità. La canzone, quindi, parla del mio percorso artistico e umano”.

 

La musica, il cuore del suo nuovo progetto che lo vede in veste solista, dopo 7 anni trascorsi con la band metal dei Let Them fall – con i quali collabora tutt’ora- e un progetto musicale di duo elettronico “Farewell Sunrise” con Federico Ascari, che suona il cajon. Oltre al nuovo singolo, ci sono già altre due canzoni, realizzate con l’aiuto del produttore Federico Ascari della Wave Motion Recordings di Carpi, pronte per essere lanciate. “Al momento- spiega- vorrei farle uscire tutte insieme a una cover, come mini EP per concludere questo 2019. Nel frattempo, vorrei lavorare per qualcosa di nuovo, un altro EP, che potrebbe uscire nel 2020. Preferisco lanciare cose brevi che escono via via. E poi rispecchio la tendenza comune degli emergenti, che presentano spesso i propri singoli. A me piace l’album EP, che ha un collegamento tra le canzoni, si entra in un mondo che l’artista vuole far esplorare.  Vorrei mantenermi nella tendenza di fare cose brevi ma senza spezzare la continuità”.

Gli chiedo se nella scrittura dei brani s’ispira a qualcuno. Risposta negativa, e anche un po’ sorprendente. “Mi confronto sempre con i cantautori che ascolto- risponde Gabriele-, ma non mi ispiro a qualcuno in particolare. Magari in un certo periodo ascolto un cantautore e mi resta il suo imprinting per un po’, qualcosa che si sente come ispirazione, ma che mi consente di mantenere la mia identità”.

E a proposito di identità, sorge spontaneo chiedere che cosa prova un’artista nel momento della propria esibizione: “Quando suono sono completamente assorto nell’esibizione- risponde-, è una cosa nuova, non sono nella mia comfort zone. Quando suono nella band storica dei Let them fall, faccio valere tutto il concept che abbiamo creato. Parliamo di valori umani, vogliamo mandare energie positive al pubblico, sono concentrato in questo, sono proiettato nel raggiungere l’obiettivo alla base del nostro progetto, fare del bene alle persone che nei nostri testi possono trovare una strada che possa aiutarli a risolvere le situazioni nella vita. Situazioni che abbiamo vissuto noi della band. In questo nuovo progetto, sono un’artista assorto nell’esibizione, è comunque una bella esperienza”.

L’11 luglio, Gabriele suonerà per la notte bianca in piazza Dante per il Clan della Musica School. Altre date da definire ci saranno tra settembre e agosto, poi a ottobre si trasferirà a Milano per frequentare il CPM (corso professione musica).

Un’ultima domanda, prima di chiudere l’intervista. Gli chiedo: che colore attribuiresti alla musica che suoni? “Giallo- risponde deciso-. Quasi oro, una cosa pura, piena di valori positivi e genuini, come il grano”.

 

 

 

L’antico mercato, le decorazioni, i sapori, la Fortezza e le foglie di autunno sull’asfalto… Una domenica a Siena

Franco Giomi presenta la sua Antologia di pitture

Macchie di colore su tele bianche, le cui dimensioni che non passano inosservate. Scene di Maremma, raccontate nella sua tipicità, con forza ed eleganza: i dipinti di Franco Giomi stupiscono. E le stesse opere, che hanno conquistato il pubblico italiano e straniero, saranno esposte in una mostra antologica dell’artista alla Galleria Eventi, che apre le porte giovedì 22 novembre alle 16.30.

Acquerelli dalle dimensioni maestose ritraggono le scene tipiche- ma anche le più emozionanti- della Maremma, sua terra natale. Branchi di cavalli, vacche brade, butteri, albe e tramonti sulla palude sono impressi su tele di dimensioni enormi e raccontano la forza, la libertà e la potenza indomabile della natura. Con una forte predominanza del bianco su ampie macchie colorate, Franco Giomi crea movimento alle sue opere, che saranno in esposizione a Grosseto.

Con una mostra antologica, Franco Giomi racconta la sua arte. E lo fa negli spazi della Galleria Eventi, a Grosseto, dove saranno presentati anche i dipinti ad olio realizzati dallo stesso artista, insieme ad altre opere fatta a china e con l’aerografo . Talento apprezzato in tutta Italia e all’estero, Giomi ha esposto anche a Londra alla West Eleven Gallery, a St. Etienne, Milano, Firenze, Certaldo, Grosseto e Punta Ala.

La mostra sarà allestita nella Galleria Eventi in via Varese 18, a Grosseto e resterà aperta fino al 2 dicembre con orario 16.00-19.30.

 

Introspezioni nella notte tra “Insonnia e ispirazione”

Provare a dormire con la rilassatezza e la positività di chi chiude una giornata estenuante. Provare a dormire e accorgersi che, quel sonno, tarda ad arrivare. Secondi, minuti, ore interminabili si allungano sempre di più fino a che non resta che alzare bandiera bianca: questa notte, il sonno, non arriverà. Con quadri colorati a matite, pennarelli e collage, poesie e odori, Antonella Lodde racconta “Insonnia e Ispirazione”…

“Vorrei essere leggera
come un abito di seta:
scorre lieve ed accarezza
la mia pelle nella sera.
Fuori è buio e gli animali
fan sentire dei richiami.

Camminare nella notte
mi fa un po’ sentir protetta
tu non leggi le mie curve
tra le ombre e la fretta.
Stringo forte le mie spalle
ed il passo è più sicuro”
(Antonella Lodde)

Introspezioni nella notte, sdrammatizzate e trasformate in opere d’arte. E’ questo il concetto racchiuso in “Insonnia e ispirazione”: una mostra essenziale ma dal contenuto forte, raccontata alla Galleria Eventi da Antonella Lodde. L’esposizione è appena inaugurata e l’artista grossetana spiega in che modo ha messo a nudo uno stato dell’essere che l’accompagna a fasi alterne della vita. “L’insonnia mi caratterizza, in un certo senso – così dice Antonella -. E proprio nei momenti d’insonnia ti trovi faccia a faccia con te stesso. Sono autobiografica: mi sono concentrata sui contrasti, ho tirato fuori emozioni e desideri e gli aspetti che sono legati all’insonnia”. Oltre alle opere, sono esposte anche poesie che l’artista ha scritto e scelto per raccontare ciò che l’ha tenuta sveglia la notte. E nelle stanze della galleria, disposte in maniera studiata insieme alle opere, si possono leggere gli scritti, associati alle fasi dell’insonnia.

Entriamo nella Galleria dove, all’ingresso ci troviamo faccia a faccia alla rappresentazione di una prima fase dell’insonne. Colori luminosi, disegni realizzati ad arte con matite, pennarelli e la tecnica del collage trasmettono la positività di chi si accinge a coricarsi. Un primo tentativo che sarà fallimentare. Proseguendo nella mostra, ci troviamo poco più avanti in un corridoio stretto e lungo, scelto per la rappresentazione della seconda fase, quella del sonno fatto male, sogni confusi che si confondono con la realtà e che fanno presagire il messaggio chiaro e nitido di un qualcosa che non si vorrebbe vivere: l’insonnia ha il sopravvento. I colori si fanno cupi, le raffigurazioni simili all’incubo e allucinazione. Non resta che accettare la realtà dei fatti, ed è allora che si passa a una fase successiva, quella dell’accettazione, il momento in cui l’insonne si rilassa e prende atto della notte in bianco che trascorrerà. La si sfida, l’insonnia, a suon di caffè e passatempi. La si vive, con l’introspezione. E i colori dei disegni, qui, si fanno più chiari, sintomo di una rilassatezza inevitabile.

Il percorso si conclude con un tavolo apparecchiato da colazione: tazza, moka e l’odore di polvere di caffè nell’aria. Sulle pareti, i disegni che raffigurano il risveglio, “L’alba di un nuovo sole” ne esprime al meglio l’essenza. Un nuovo giorno sta arrivando ma la stanchezza di una notte trascorsa senza sonno ha il suo forte impatto.  Ma, adesso, un altro sole illumina la giornata. I mostri della notte sono scomparsi. Non sono che proiezioni dell’interiorità che si fa sentire e che, come una poesia, parla nel buio e nel silenzio.

Qua sotto, la Gallery:

“Benvenuti nelle mie notti insonni” – Antonella Lodde alla Galleria Eventi

“Benvenuti nelle mie notti insonni” titola il cartello all’ingresso del portone che, come un richiamo, c’invita ad entrare alla Galleria Eventi. E’ lì che Antonella Lodde, artista grossetana, ci aspetta per la sua mostra autobiografica, che sarà inaugurata a Grosseto sabato 10 novembre. Con un’esposizione del tutto personale e ironica, la Galleria Eventi  dà appuntamento alle 16.30 per l’apertura ufficiale della mostra. 
S’intitola “Insonnia e ispirazione” e racconta un po’ le notti insonni della sua autrice, Antonella Lodde, che apre le porte della Galleria Eventi con una mostra interamente dedicata alla sua interiorità. Artista di origine Grossetana, Antonella svela la sua arte dalle note introspettive e al contempo ironiche, presentando gli estremi dei tratti umani in un gioco di opposti.
Nevrosi, inadeguatezza, a tratti allucinazione si contrappongono a speranza, desiderio e possibilità. Al contrario, la confusione mentale e la stanchezza tipiche dell’insonne- che non è mai veramente svegli né addormentato-  vengono raccontate dall’artista in una sorta di ambientazione teatrale. Forte è la componente ironica e divertente del racconto messo in atto da Antonella, che rivela un tentativo di sdrammatizzare il recente periodo trascorso, uno fra i più sofferti d’insonnia.
L’esposizione sarà aperta alla Galleria Eventi in via Varese 18 dal 10 al 18 novembre, con orario 17.00-20.00. Ingresso gratuito.

Repubbliche Marinare a tutto Malto, Whisky e Tabacco

A tutto malto è la parola d’ordine per aprire le porte dell’Hostaria Repubbliche Marinare, dove venerdì 23 novembre la cena è servita in modo speciale. Gusto all’ordine del giorno: il malto, in tutte le sue sfumature e servito con i piatti proposti dalla cucina. Le birre artigianali del territorio saranno associate a un menù studiato ad Hoc e gli ultimissimi whisky- selezionati da Claudio Riva- faranno da accompagnamento ai dessert e alla selezione di sigari del locale.

La serata si prospetta intrigante, a Pisa, in termini di sapori e gradi alcolici. Hostaria Repubbliche Marinare e Whisky Club di Pisa richiamano i palati più fini con un’esperienza a tutto malto.

Come entrée, si beve la Birra Cerere Weisse, che farà da accompagnamento agli antipasti (Impepata di Cozze e Crostatina gorgonzola e tete de moine, noci e datterini). Una Malamut Bionda sarà associata ai primi piatti (Risotto arselle e mazzancolle al fondo di birra e combava, Tagliatelle al limone e capperi dolci di Pantelleria), mentre la birra Malamut Ipa con i secondi (Guance di Baccalà in crosta kataifi con maionese al nero, Bastoncini di coniglio fritto con salsa tzatziki).

Per addolcirsi la bocca, un tortino al cioccolato fondente con cuore al pistacchio fuso su mousse al frutto della passione da smorzare con Whisky Heaven Hill del 2017 (8YO 48,5°). Come gran finale, un buon sigaro- portato da casa o scelto dalla selezione del locale con riduzione del 20%- da esaltare con un whisky Great King Street Artist’s Blend 49°.

Il tutto, avrà inizio alle 20.30

Info e prenotazioni al sito Hostaria Repubbliche Marinare o Whisky Club di Pisa.

Frankestein e altri “Mostri” alla #galleriaeventi

Inaugura oggi, proprio per Halloween, l’esposizione collettiva in omaggio al duecentenario della pubblicazione di Frankenstein di Mary Shelley. L’appuntamento è alle 18.30 alla Galleria Eventi in Via Varese a Grosseto, dove sarà inaugurato “Il Mostro”.
Ha influenzato la cultura contemporanea, le arti e il cinema. E lo celebreranno in occasione dei suoi 200 anni con una mostra collettiva, ispirata dal mostro e dalla figura enigmatica di Frankenstein.
Una creatura, Il Mostro, che può suscitare orrore o stupore nell’ uomo, lasciando campo libero all’interpretazione. Il mostro è la personificazione delle paure inconsce, del terrore di ciò che è diverso e che non viene capito, ed è il concetto di mostro che, per quanto astratto e soggettivo, viene esplorato nell’arte nei più svariati modi, indipendentemente dal contesto storico e dalle sue influenze.
La Parola Mostro racchiude in sé le paure e fobie umane, che prendono forma nelle opere degli artisti in esposizione, tutti accomunati dalla paura del mostro, motore delle loro opere. I mostri personali sono affrontati e portati sotto gli occhi dell’osservatore, con la consapevolezza che da quelle stesse vulnerabilità nascono punti di forza degli artisti.
Omaggiando Frankenstein, una delle creature mostruose più conosciute e radicate nel nostro immaginario, vengono portate in esposizione le rappresentazioni di ciò che tormenta l’animo dell’artista, che si può osservare con uno sguardo a metà  tra la paura e la curiosità.
L’esposizione “Il Mostro” resterà aperta alla Galleria Eventi fino al 4 Novembre con orario di apertura 17-19.
Gli artisti in esposizione
Astrifiammante
Elisa Bardi
Enrico Contu
Gianluca Fascello
Martina Wendy Goracci
Michele Guerrini
Madkime
Mini Male
Vanessa Mancini
Annalisa Neri
Chiara Rosselli
Eleonora Tiezzi
Chiara Toniolo

Cara Maremma, mi saluti la Locanda La Luna

22 anni fa si presentava come un ristorante tradizionale, con le mura imbiancate di fresco e l’aria di una tipica trattoria maremmana. Nel 2016, il restyling, che lo trasforma nella sua attuale versione. Più chic, moderna, ma anche vissuta. Non ha perso, in ogni caso, il tratto che la contraddistingue: l’accoglienza tipica toscana. Alla Locanda La Luna, Emilio Signori apre le porte ai suoi ospiti, proponendo una cucina genuina, tradizionale, in chiave rivisitata. Una sera a cena alla “Locanda la Luna” non si racconta solo con immagini, ma anche con parole…

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Il nome, inconfondibile, ha ispirato Luna Rossa nel 2000, quando Patrizio Bertelli, trovandosi una sera a cena nel ristorante in questione, si è scoperto spettatore di un cielo illuminato di una luna rossa, bella e calda nel tutto il suo splendore. E i  colori della targa e degli arredi lo raccontano. Negli interni, il gioco bianco-rosso si fa notare, e le cassette con i marchi delle più note aziende vitivinicole, raccolte negli anni, sono sono perfettamente incastonate nelle mura del salone. La musica di sottofondo è un mix tra l’elegante e il moderno, a dare un tocco giovanile al locale.

Lo stile è quello di Luna Rossa, e quale miglior modo per ricordarlo se non con un graffio d’autore inconfondibile? Forse è anche per questo, che noti nomi della vela non hanno mai esitato a far visita al ristorante di Emilio che, da poco, è l’autore della “Rubrica della carne” al noto programma di cucina “La Prova del cuoco”.

Una volta entrati nel locale, possiamo gustare una cucina che ha tutte le carte in regola per definirsi a Km zero. Taralli, pane tostato e aromatizzato al rosmarino, sono preparati dalla cucina e ideali per riempirsi la pancia, mentre si aspetta l’ordine sorseggiando  un buon calice di “Le Focaie” della tenuta Rocca di Montemassi.

Emilio riesce a indovinare i gusti dei suoi ospiti. Come entrata, presenta crostini maremmani e polpette di carne su vellutata di pomodoro con bietoline saltate. Le porzioni sono abbondanti, come nelle tipiche trattorie maremmane. Solo che sono servite con classe.

La cena è appena iniziata. Non mancano le pappardelle  maremmane, fatte a mano con grani antichi, al ragù di cinghiale, gli gnocchi agli spinaci con fonduta di formaggio del caseificio Il Fiorino di Roccalbegna, impreziosite di granella di pistacchio. Anche il secondo lascia il segno, con un fritto misto toscano: coniglio, agnello e patate croccanti al punto giusto. Merito di un sapiente uso dell’olio.

Per finire in bellezza, il dessert, che ha tutta l’aria di essere più che invitante.  Il palato lo conferma. Una composta di fichi si sposa perfettamente con la pasta sfoglia calda, il tutto guarnito da crema e meringhette.

 

Qua sotto, la gallery

 

Morellino vs Morellino – un contest a colpi di calici

Una tavola quadrata, otto giudici e quindici bottiglie di Morellino di Scansano Docg in esame. L’annata è quella del 2017, la location il Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano. A Scansano, ovviamente. Così, a colpi di calici, la commissione di cui ho fatto parte ha decretato il miglior Morellino 2017 per il premio Vannuccio Vannuccini.

Il Premio. Quale migliore occasione per riunire i giurati del Morellino 2017, se non venerdì 21 settembre, nonché la prima e splendida giornata di questo autunno entrante? L’incontro della commissione, di cui ho fatto parte, si è svolto al Consorzio di tutela del Morellino di Scansano, dove è stato decretato il vincitore di questa sesta edizione, tra i produttori che hanno scelto di aderire al premio. Al primo posto, figura la storica Fattoria le Pupille, seguita con uno scarto di pochi punti dalla giovane azienda 8380. Il terzo posto, invece, se l’è aggiudicato Spineto – Erik Banti.

Il Morellino – caratteristiche: La zona del Morellino comprende, oltre all’intero Comune di Scansano, una parte dei Comuni di Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano e una parte dei comuni di Campagnatico, Roccalbegna e Semproniano. Il disciplinare che regola la realizzazione di questo nettare d’uva prevede una produzione basata su uve di “Sangiovese” al’85% completate per il restante 15% da uve di vitigni a frutto nero. Il risultato del lavoro delle uve porta ai vini di tipologia “Annata”, dal tipico colore rosso rubino che rivela un gusto fresco e fruttato e i “Riserva” dal colore rosso intenso, fruttato e speziato.

I vini. Erano 15, in totale, i Morellini dell’annata 2017 che si sono contesi l’ambito premio. Tra questi, in ordine cronologico, abbiamo valutato Terenzi, Mantellassi, Poggio Brigante, 8380, Poggio al Lupo, Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano, Le terre di Mandorlaia, Azienda agricola Asintone, Le Pupille, La Selva, Val di Toro, Azienda Santa Lucia, Poggio Bestiale, Spineto e, per finire, Fonte tinta. Prima di iniziare la valutazione, a tutti i giurati è stato proposto un primo giro di assaggio di prova con un Morellino di Scansano della tenuta Antonio Camillo.

Modalità di valutazione: Il voto si componeva di una parte che considerava l’aspetto visivo del vino (con un punteggio massimo di 20 su 100), l’aspetto olfattivo (35 punti massimo) e infine il gustativo con 45 punti massimo. Dopo i 15 assaggi, il secondo giro con i tre vini selezionati tra i migliori e successiva classifica.

Al termine della valutazione, siamo stati ospiti a pranzo alla Fiaschetteria Rurale 11, di Scansano, dove abbiamo finito di gustare i vini della selezione insieme a piatti tipici toscani.

 

Alcune informazioni sul Consorzio:

La storia del Consorzio Tutela del Modellino di Scansano inizia nel 1992 dalla volontà di un piccolo gruppo di produttori di supportare e valorizzare il proproio prodotto: nasce così il Consorzio di Tutela, che nel corso degli anni ha acquisito 200 membri, la metà dei quali ha una propria etichetta Morellino di Scansano già sul mercato.

 

 

 

Ferrigno, Izzo e Rossi presentano: “Correlazioni Astratte”

S’intitola “Correlazioni astratte” e raccoglie le opere di tre artisti accomunati dallo stesso linguaggio pittorico, all’interno della galleria Eventi di Grosseto. La mostra, in esposizione nella galleria “Eventi”, dal 13 settembre, è interamente dedicata alle opere astratte di Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi.

Organizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Sociologi- dipartimento Campania, “Correlazioni astratte” si compone delle opere recenti, in tecnica mista, dei tre artisti che, da anni, saggiano i loro studi in mostre di gruppo, proprio per mostrare i punti di contatto dei loro cammini e la comune ricerca del bello. All’inaugurazione, cui è intervenuto Maurizio Vitiello, curatore dell’esposizione, erano presenti anche i tre autori.

Eduardo Ferrigno, con la sua pittura, sovrappone assi utilizzando colori forti, con tendenza all’oro, per creare un assemblaggio di linee e colori, dove lo spessore fa da elemento equilibrante. Gli impasti cromatici delle sue opere sono solidi e hanno un forte senso tattile.

La tendenza a esplorare i limiti di una diversa percezione dell’arte è, invece, tipica di Antonio Izzo, autore di dipinti come “Elemento organico” o “Verso il Golgota”. La sua pittura non è ancorata alla tradizione, ma trasforma a suo modo il genere astratto-geometrico.

Molto intriganti, infine, i titoli delle chine e dei disegni di Gianni Rossi, che gioca proprio sul nome e sulla contrapposizione di linee e colori. Le tele di Rossi s’inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo, in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi. A renderli ancora più brillanti, la scelta dell’uso di acrilici, collages impasti di polvere di marmo e di carta.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino a domenica 23 settembre con orario 17.30-19.30.

L’arte degli Equilibri spiegata da Andrea Mei

Ho incontrato per la prima volta le pietre in equilibrio a Bawi – Balance Art World International – nell’aprile 2012 alla Baia del Portonovo, ero andato alla manifestazione per fotografare le opere in equilibrio realizzate dagli artisti che erano venuti da tutto il mondo

Esordisce così il racconto di Andrea Mei, campione mondiale di Stone Balancing, che in un’intervista strappata sotto la pioggia, a #stradelli2018, svela la storia del suo percorso di artista dell’equilibrio. Giochi di pesi e misure, bilanciamenti e vibrazioni, tutto per creare composizioni che sfidano le leggi della fisica dove le pietre s’incastrano alla perfezione.

“Mi è venuto naturale cominciare a provare a bilanciare le pietre- continua a parlare Andrea-, guardavo su Facebook le opere degli altri Balancer per cercare di capire i meccanismi dell’equilibrio ed in breve tempo riuscii a fare delle strutture anche complicate, ma un altro aspetto mi colpì: scoprii che lo Stone Balancing non è solo esteriorità, infatti è una forma di meditazione di creatività, è una ginnastica ed infine lo ritengo anche un gioco molto divertente”.

La ricerca dell’equilibrio è alla base della disciplina Stone Balancing, dove le pietre vengono unite tra loro attraverso alcune semplici regole di bilanciamento. Prima tra tutte, trovare almeno tre punti di contatto, per permettere alla roccia di restare in equilibrio sui punti di appoggio. E poi la ricerca di equilibri, seguendo le linee guida di quattro tipologie: Equilibrio puro, Equilibrio delle pietre accatastate, Equilibrio a contrasto e, per finire, l’equilibrio in Stile libero.

     

Lo stone balancer ha il compito di trovare questi punti di contatto, che consentono di bilanciare le pietre, tenendo conto della forma e del peso. Ascoltare le vibrazioni, percepire i minimi movimenti e concentrazione sono indispensabili per consentire la ricerca dell’equilibrio. Di qui, la domanda: lo Stone balancing si può considerare una forma di meditazione?

 “In un certo senso lo è- risponde Andrea, sorridendo-. E’ inevitabile che, quest’attività, porta ad estraniarsi: l’attenzione si focalizza solo sulle vibrazioni e la ricerca della composizione, raggiungendo un profondo senso di rilassamento, immersi nella natura. Questa è una forma di meditazione che consente di aumentare la sensibilità, al punto da avvertire lo scambio di energia che si ha tra le pietre e il soggetto che agisce”.

 Provo anche io, prendo in mano alcune pietre, le osservo, ne tocco le fattezze. Ci sono rientranze, punti più levigati, sfaccettature differenti. Metto le prime due, che sembrano incastrarsi alla perfezione. Per la terza pietra, provo anche io a sfidare le leggi della fisica. Non è semplice ma con un po’ di pazienza, credo una simil scultura. Niente a che vedere con le opere di Andrea, ma il concetto l’ho in mente e il maestro mi guida, suggerendomi come muovere le mani, come ascoltare le vibrazioni, come avere pazienza. Il tempo, intorno a me, scorre e non me ne accorgo.

Il est toujours l’heure du café

9h du matin, l’alarme qui n’arrête de sonner, le petit-déjeuner, le boss qui n’accepte de retards.

11h, une pause, pour charger les bactéries.
Midi, le déjeuner, pour bien continuer la journée.

17h, un snack pour arriver à la fin de la journée.

Et l’’arôme amare du café, qui adoucit toute la journée.

 

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