Un armonica in mano e la melodia blues in testa: la storia di Mimmo Mollika

Una passione che risale all’adolescenza, il fascino della musica blues, lo studio dell’armonica: ed è così che inizia la carriera musicale di Mimmo Mollika, uno dei musicisti blues più noti nel panorama italiano. A pochi minuti dal suo ingresso in scena, l’artista si racconta così… 

Donatella Pellegrini: dietro le quinte di una grande voce

 

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“Credo che queste cose si sentano da dentro. E’ come un senso d’inquietudine che c’è dalla nascita, che si può trasmettere con i suoni e non solo a parole. Ho cercato di capire con gli anni il perché di queste emozioni e credo che sia proprio uno stato dell’essere. Nasci con questa attitudine”. (D.P)

 

 

 

 

“Credo che queste cose si sentano da dentro. E’ come un senso d’inquietudine che c’è dalla nascita, che si può trasmettere con i suoni e non solo a parole. Ho cercato di capire con gli anni il perché di queste emozioni e credo che sia proprio uno stato dell’essere. Nasci con questa attitudine”.

Si racconta così, Donatella Pellegrini, voce solista blues, oltre che insegnante in numerose scuole di canto italiane. A pochi minuti dallo spettacolo live “Grosseto Blues Night”, organizzato da Rockland e Fondazione il Sole, svela la sua anima intima, dietro le quinte del palco della Cava di Roselle. 

Una passione innata, la tua, ma com’è stato il percorso per raggiungere certi livelli?
“Non è stato un cammino facile, per me-racconta-. C’era molta paura, in casa mia, nei confronti del successo. Per questo, non avevo una direzione chiara, ma sentivo. Ho sempre cantato, da sola, ero una ragazzina. Ho fatto la guerra per poter andare a incontro al mio sogno e scrivevo canzoni che tenevo per me, vergognandomene.

Il motivo?
“Erano canzoni intime. Ero gelosa della mia intimità. Quando ti nascondi, hai paura che quello che dici non sia abbastanza importante per chi ti ascolta e, forse, paradossalmente, è in quei momenti che hai più bisogno di essere ascoltata. Il cammino è stato tortuoso, evidentemente in me c’era un motore acceso. Ci sono stati tanti condizionamenti esterni, familiari. Quando non cresci che sei sostenuto in quello che fai, vai avanti, ma sei allo sbaraglio. Questo mi ha portato in passato ad allontanarmi dallo scrivere pezzi miei, come facevo da piccola, cosa che poi ho ripreso da adulta, con questi ultimi album… meglio tardi che mai!”

Tra tutti i generi, perché hai scelto il blues?
“Quello che ho scoperto del blues è  che la sua nota mi appartiene da sempre, una chiave di volta che mi è sempre appartenuta. Negli anni, mi sono arricchita di tante cose, ho la fortuna di avere un’attitudine musicale forte, con un’anima blues. Mi piace molto l’aspetto intimo delle canzoni”.

Un titolo?
Misero, che ha come tema la spiritualità”.

E a proposito della tua sensibilità, come sei riuscita a renderla alleata?
“Per una persona sensibile  è difficile tirare fuori se stessa. Ho dei diari, scritti nei periodi in cui preparavo i miei album e scrivo poesie, come se avessi 15 anni. Questa è anche la bellezza della musica: Ci si arricchisce di tante cose ma si resta bambini. Non ho mai abbandonato la bambina che è in me”.

Che ruolo ha, per te, la musica emozionalmente?
“Mi deve far stare bene e far stare bene gli altri.  Nella situazione ideale, quando canto, stacco la mente e mi sento nel posto giusto di me, dove pochi (o molti, se c’è un pubblico che non si ferma all’estetica) possano mettere piede. La musica  è vita, siamo immersi nella vibrazione e che, come me, ha la possibilità di esprimersi attraverso la voce,  è fortunato”

Quindi non solo estetica.
“L’estetica da sola non basta. Il mio percorso di canto è stato soprattutto un viaggio interiore, un cammino tra me e il mondo esterno, tra il mondo esterno e me”.

Ci sono stati momenti bui?
“Li ho spesso subiti, per molto tempo, senza sapere come fare. Ho avuto difficoltà ad esprimermi, nel tempo. Ho lavorato su  me stessa ed è quel cammino che ha fatto uscire la vera me. Anche imparare ad esprimermi senza vergogna, nella mia lingua, è stato un traguardo importante: arrivare a dire quello che provavo, per me, è stato un grande lavoro di coraggio”.

E come hai fatto ad uscirne?
“Questo momento buio l’ho visualizzato come una enorme palla nera che mi stava sopra e dalla  quale non sapevo difendermi. A un certo punto, ho smesso di difendermi e ho cominciato a trasformarla in arte. Ho seguito tanti percorsi spirituali, sono ricercatrice di cose nascoste, esoteriche. Ho letto la Bibbia, fatto ricerche sull’energia, che la musica trasmette. Siamo fatti di energia, siamo tanti corpi, non sempre allineati con i pensieri. Tante volte, la musica aiuta a riallineare i nostri corpi, mettendo sulla stessa linea anima, e pensieri. Ci credo”.

 

Foto dal sito http://www.donapallegrini.com

Musica, racconti e arte, a #Stradelli2017

Se dico “Goya”? In Urdu, significa immedesimarsi in una storia quando qualcuno la racconta con enfasi. E, come per magia, musica, arti di strada e buon cibo raccontano “Stradelli2017” immersi nel verde della natura incontaminata del Sassoforte. Non una semplice escursione, ma una passeggiata per la quale “Non ci sono le parole”… 

Stradelli? Il conto alla rovescia è già iniziato per Stradelli2017, la passeggiata spettacolo attraverso il bosco che collega Sassofortino a Roccatederighi. Un percorso di 9 chilometri che si snoda lungo gli stradelli del Monte Sassoforte, tra i ruderi del castello, faggete e castagneti, dai quali fanno capolino panorami mozzafiato e inaspettati.

Il percorso. Durante il tragitto i partecipanti troveranno arte, musica, teatro e sapori locali con vini e cibo prodotti da aziende e ristoranti del territorio. E, ancora, sculture e installazioni di Land Art, nascoste tra le bellezze naturali.

Musica, arte e… Non mancheranno le performances di Peter Weyel, uno degli artisti di strada più apprezzato, la voce di Lorenza Baudo e il contrabbasso di Raffaele Toninelli dei “Musica da ripostiglio”, l’arpa di Marta Celli con il Santur di Ozgur Yalcin, la performance itinerante di “Aromaria”, i tamburi ad acqua di Guglielmo Eboli. Tutti spettacoli coinvolgenti, resi ancor più suggestivi nello scenario dei ruderi del castello Sassoforte.

Quando? Il ritrovo per la partenza è domenica 27 agosto alle 9.30, in piazza D’armi a Sassofortino, l’arrivo è previsto per le 17.30 a Roccatederighi.

Costo:
Da 0 a 10 anni, gratis
Sopra gli 11 anni, 20 euro

Per info: www.stradelli.it
Mail: stradelli2017@gmail.com   

 

Foto di Liber Pater su Stradelli.it

 

 

 

“Dal Vero al Verosimile”: colori&carta si trasformano in quadri, abiti e accessori

Erano colori, tele vuote, ritagli di vecchi giornali. Si sono incontrati, trovati e ritrovati, per dare vita a una forma diversa, più vera… o verosimile. Così, i dipinti di Massimo Sonnini incontrano la creatività di Maresa Tronchi Bonsanti nella mostra “Dal vero al verosimile”, aperta fino al 31 agosto, al Palazzo Centurioni di Castiglione della Pescaia

Un foglio di carta si può dipingere, ritagliare… o indossare. Così come un quadro può nascere dal foglio di carta e non solo da una tela. L’arte non conosce limiti, quando apre le porte dell’anima. E neanche i due artisti, Massimo Sonnini e Maresa Tronchi Bonsanti che, con linguaggi differenti raccontano storie di vita, sentimenti e desideri. Carta per cappelli, carta per dipinti, colori che spruzzano scie di emozioni, per trasformare un oggetto in verosimile.

I dipinti. L’infanzia, e il suo mondo fantasia, aeroplani ed esseri parlanti che si nascondono nei boschi. Il volo, il sogno, le difficoltà che si spezzano, di fronte alla forza di volontà. Quel bambino mai dimenticato, che è dentro ognuno di noi e guida il cuore, che non smette di sentire: questo, è il racconto impresso nelle tele di Massimo Sonnini, autore senese della collezione di dipinti esposti nel palazzo rinascimentale. Olio su tela, o su carta. Colori vivi, forme astratte con un pizzico di realtà, a rendere verosimile quella storia, quell’emozione, appesa a un filo legato a una cornice. Non è la mente a guidare, ma l’ispirazione, che vive tra le pieghe di un’artista che non ha mai abbandonato il suo bambino interiore, ma lo porta con sé, in ogni creazione.

Cappelli, abiti e monili. Ha grazia, fa rumore, ha uno spessore e… suona. La carta, quella che Maresa Tronchi Bonsanti trasforma come oro in gioielli, seta in abiti, tessuto in cappelli. Materiale prezioso, che ha una storia e “Suona”… Ed è proprio quando suona, la carta, che tutti quei ritagli sovrapposti diventano un monile, da portare al collo, al polso o come orecchino. Nessun gioiello è uguale all’altro, nessun cappello vagamente simile, nessun abito ha lo stesso taglio: la carta, comunemente usata per leggere o incartare, sfugge alle grinfie di chi la vuole stracciare e s’impreziosisce di un valore che nessuno ancora conosce. Forme originali, per accessori che non passano inosservati e rendono elegante il corpo di chi li indossa. Che sia una strega, una donna marina o la principessa che non vuole più essere principessa, questo nessuno lo sa, ma la carta, con l’inchiostro, ha già memorizzato la sua favola personale…

Carta&colori diventano dipinti, accessori, abiti e aspettano in silenzio e senza pretese gli amanti dell’arte, tra le mura del centro storico di Castiglione della Pescaia.

 

Fotogallery della collezione di abiti di Maresa Tronchi Bonsanti con accessori realizzati in carta. Le tele di Massimo Sonnino in primo piano e come sfondo.

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100 anni di Galep e… non solo fumetto

E se Gesù Cristo e Kit Carson di Tex fossero ispirati dalla stessa persona? Ci avete mai pensato? Queste è quanto scoperto a Casal di Pari che, con esposizioni ed eventi dedicati al fumetto, ha festeggiato i 100 anni dalla nascita di Galep, nome d’arte di Aurelio Galeppini, nonché storico disegnatore del fumetto Tex, originario della piccola località maremmana.

Accade per caso, che da un’immagine nasca un’idea, il racconto di un episodio, un’emozione. Succede per caso che, mentre sei in cerca di un posticino dove mangiare qualcosa di tipico, t’imbatti in un vero e proprio evento, che porta con sé un pezzetto di storia italiana. La foto-storia racconta il fumetto, o meglio, i cento anni dalla nascita del grande autore di un fumetto cult: Galep, disegnatore storico di Tex.

A Cento anni dalla nascita, di Galep (Aurelio Galeppini) avvenuta a Casal Di Pari, il paese ha voluto onorare e festeggiare il suo artista con un evento organizzato dal gruppo Galep. Esposizioni in tutto il borgo, con cantine allestite per ospitare riproduzioni delle bozze di dei fumetti da lui disegnate. Una mostra che raccoglie le bozze dei fumetti da lui disegnati, che vanno dagli anni ‘40, esordio dell’artista, fino all’ultimo numero realizzato, la copertina di Tex 400. Una stanza, poi, è stata dedicata a Fabio Civitelli, l’ultimo, attuale, disegnatore di Tex e realizzatore della copertina della manifestazione.

Ma le curiosità non finiscono qui. Ci sono altre opere, di Galep, che vanno ben al di là del fumetto: sono gli affreschi situati nella cappella delle suore Vincenziane, a Cagliari. Lì sono custodite 4 tele, un ciclo di dipinti e 14 stazioni della via crucis che Galep dipinse nel 1945, durante la seconda guerra mondiale, mentre soggiornava a Cagliari, dove insegnava disegno in alcune scuole. Rimaste nell’anonimato per anni, nel 1994 l’artista firmò le opere, per ridare vita e fama a un patrimonio nascosto.

 

Quella storia della somiglianza? Una spedizione in loco, sarebbe da farsi… in uno dei quadri, Gesù Cristo presenza dei tratti molto simili a Kit Carson, personaggio di Tex e amico fedele di Tex Willer. Coincidenze? Chi lo sa. Senza dubbio, si tratta di opere che ancora non presentano la vocazione fumettistica dell’autore, ma che dimostrano quanto, già allora, fosse solida la base artistica dell’autore.